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sulla mia strada

Utente: cohibaros
"Da molti anni non mi chiedo più quale posto è la mia casa ho scoperto che la mia casa è insieme a me dovunque vada"

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cosa mi frega

che *loading* volte hai voluto credere a quello che non è
domenica, 05 luglio 2009

I miserabili di questa storia

Tu mi chiedi



che cosa sei diventata

tu che passi le giornate

chiusa nel tuo ufficio

tu che sei sempre

l'ultima ad andartene

e poi saluti

la signora delle pulizie

tu mi chiedi

che cosa sei diventata

che arrivi a casa

e poi mangi

una pizza surgelata

e poi ascolti le chiamate

sulla segreteria

quindi richiami

chi non sa più dov'è che sei

ti dico io

quello che sei diventata



miserabile

miserabile

miserabile



tu mi chiedi

che cosa sei diventata

tu lì sdraiata

sopra il divano e con la tv

che fa programmi

a cui non sei interessata

e ti addormenti

che hai ancora addosso il tuo tailleur

tu mi chiedi

che cosa sei diventata

che son tre anni

che le vacanze non le fai più

perché c'è sempre un'emergenza

da sbrigare

e il tuo capo dice

che la devi sbrigare tu

ti dico io quello che sei diventata



miserabile

miserabile

miserabile



tu mi chiedi

che cosa sei diventata

tu che i regali

li compri sempre all'autogrill

che mandi i tuoi sms

e cerchi di giustificare

che non hai tempo

neanche di andare a un funerale

tu mi chiedi

che cosa sei diventata

che avevi un uomo

premuroso e innamorato

che se n'è andato

quando gli hai detto imbarazzata

che tu un bambino

non lo avresti voluto mai

ti dico io

quello che sei diventata

ti dico io

quello che sei diventata



miserabile

miserabile

miserabile



miserabile

miserabile

miserabile



sei miserabile...



"Miserabile amica" di Paolini & Mercanti di Liquore



questa canzone è una rivolta di rabbia, per tutte quelle persone che la vita rende più miserabili che amiche, che prima abbandonano e poi si lasciano abbandonare. Perchè sentano il ribrezzo verso una vita condotta nella monotonia e nel grigiore degli affetti, non lasciamoci ingoiare dalla miseria, diventiamo dispensori di ricchezza

vorrei dire...a presto. dico solo ciao a chi c'è

inventato da: cohibaros alle ore 12:03 | link | commenti
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sabato, 27 giugno 2009

da un'iscrizione sul muro di Berlino (1994)





Colore del mondo



Il tuo cristo è ebreo

e la tua democrazia è greca.

La tua scrittura è latina

e i tuoi numeri sono arabi.

La tua auto è giapponese

e il tuo caffè è brasiliano.

Il tuo orologio è svizzero

e il tuo walkman è coreano.

La tua pizza è italiana

e la tua camicia è hawaiana.

Le tue vacanze sono turche,

tunisine o marocchine.

Cittadino del mondo,

non rimproverare il tuo vicino

di essere...straniero!




Nei miei viaggi internettuali ho scoperto questa piccola perla. Mi son fermata, l'ho raccolta e l'ho conservata. Adesso la lascio di nuovo libera di circolare...tra le idee, tra i pensieri ingarbugliati nei capelli, tra le pieghe di una mano che impugna una matita, tra i fogli sgualciti di un piccolo blocknotes, tra i cuori di chi possiede il mondo in una tasca e non sa nemmeno di averlo.



Agli esami di maturità, districandomi da Dante, l'amore, e una storia non letta, scrissi qualcosa sul viaggio...oggi, ripensandoci, (che caso!) capisco che non potevo perdermi tra le righe perchè c'erano troppe strade non ancora percorse, e neppure immaginate. Svevo mi fece capire che il viaggio comincia prima di tutto dentro di sè, anzi, si può condurre un viaggio anche solo nelle proprie interiorità. Scrissi c osì di lui e di me, delle trame incomprese, delle evidenze disilluse.



"Tre sono le grandi sconfitte dell'animo umano inflitte dal '900: la prima, ad opera di Copernico, dimostra che il pianeta che abitiamo non è il centro dell'universo; la seconda decretata da Darwin, riporta l'essere umano ad una dimensione di animale tra gli altri animali, non più un ente superiore; l'ultima, la prova di Freud che la coscienza individuale non è nemmeno padrona di se stessa, ma il balocco di forze inconscie"

inventato da: cohibaros alle ore 10:13 | link | commenti
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venerdì, 19 giugno 2009

a 22 anni

<il corpo si piega sotto il peso dei problemi, degli atteggiamenti scorretti, della iper attività o ipo attività fisica, dei traumi, dei dolori, cioè “si deforma” per effetto della vita. Ciascun essere vivente ha un’esperienza personale>
inventato da: cohibaros alle ore 19:26 | link | commenti
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martedì, 16 giugno 2009

Abbiamo tutti un'Itaca

Itaca



Quando ti metterai in viaggio per Itaca

devi augurarti che la strada sia lunga,

fertile in avventure e in esperienze.

I Lestrigoni e i Ciclopi

o la furia di Nettuno non temere,

non sarà questo il genere d’incontri

se il pensiero resta alto e un sentimento

fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.

In Ciclopi e Lestrigoni, no certo

nè nell’irato Nettuno incapperai

se non li porti dentro

se l’anima non te li mette contro.

Devi augurarti che la strada sia lunga.

Che i mattini d’estate siano tanti

quando nei porti – finalmente, e che con gioia

toccherai terra tu per la prima volta:

negli empori fenici indugia e acquista

madreperle coralli ebano e ambre

tutta merce fina, anche profumi

penetranti d’ogni sorta, più profumi

inebrianti che puoi,

va in molte citta egizie

impara una quantita di cose dai dotti.

Sempre devi avere in mente Itaca

raggiugerla sia il pensiero costante.

Soprattutto, non affrettare il viaggio;

fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio

metta piede sull’isola, tu, ricco

dei tesori accumulati per strada,

senza aspettarti ricchezze da Itaca.

Itaca ti ha dato il bel viaggio,

senza di lei mai ti saresti messo

in viaggio: che cos’altro ti aspetti?

E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.

Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso

già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.



Konstantinos Petrou Kavafis








Annoto questa poesia, trovata per caso tra i commenti di un viaggiatore...ma di cui conoscevo già il suono.

Mi giunge come una musica all'orecchio...e la porto al cuore per abbracciarla, per farmi compagnia, durante questo viaggio. Si intona bene con i colori di qusta stagione che viene, ed io la voglio condividere con tutti voi, affinchè possiate sceglierne la sfumatura adatta a dipingere il cielo delle vostre passeggiate.



Verrà l'estate e l'autunno e poi l'inverno e la primavera..e sarà giorno e sarà mattina
inventato da: cohibaros alle ore 09:55 | link | commenti
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giovedì, 11 giugno 2009

perchè il cantastorie è più di un lavoro



"Non era sola, viaggiava e cantava con suo marito che prima di sposarla faceva il cantastorie con un amico. Poi la scelta di seguirlo e da lì una vita da cantastorie. "




Il web: il mare degli esperti di immersione, dei nuotatori di stile, dove ci si può nascondere dietro uno scoglio, dietro un avatar per consumare la propria identità, o il mare per emergere, per conquistare le alte soglie di ranking, raggiungere visibilità, procacciarsi del "cibo", sottrarre una parte sul lido dei bagno-teatranti.

O il mare per condividere bellezza.

Chi ha seguito per qualche tratto questo mio percorso di scrittura che non voleva essere nè un esperimento letterario, nè un manifesto, quanto piuttosto l'espressione di un'esigenza, si sarà forse accorto dei mutamenti che ha subito. La rabbia che circolava nelle vene di alcune parole è stata metabolizzata, cedendo il posto ad una nuova ricerca. Parole per vivere, per ricercare, ricercarsi, condividere, costruire reti. Gioire per l'esigenza condivisa di andare oltre la facciata virtuale, scoprire che oltre un monitor ci sono delle mani che scrivono, dei pensieri che scorrono, sentirsi apprezzati per delle idee, lasciarsi interrogare da provocazioni, da messaggi più o meno consapevolmente espressi.

Contrastanti sono state in realtà le mie idee a riguardo. Non preferisco le conoscenze "via cavo" rispetto al confronto diretto con un interlocutore. Ma la povertà di spazi umani, la precarietà nei rapporti di cui mi sento circondata, mi fa apprezzare queste opportunità di confronto, di conoscenza che il web mette a disposizione. Perchè Daniele ha scelto di far leggere a me e forse a pochi altri il suo esperimento di scrittura? Forse nemmeno i miei amici più vicini, avrebbero mai il coraggio di condividere le loro parole con me. Ed ecco che si creano delle reti, che per quanto virtuali possano essere hanno più umanità di tante altre esperienze.



Seguendo questa scia di pensieri, arrivo alle isole di bellezza, di cui questo mare è pieno. Nuoti, nuoti, respira a destra, respira a sinistra, ogni tre, braccio e via...ti piace il mare, sei incuriosito dalle miriadi di specie marine che popolano le profondità, ma sull'isola c'è un uomo, che non parla la tua stessa lingua ma ti attrae l'idea di sapere qual'è la sua storia, le passioni che l'hanno spinto a essere lì, su quell'isola di bellezza.

Argentini, albanesi, siciliani, messicani, trevigiani, brasiliani, sardi, gitani, tutti zingari viaggiatori.

Leggevo "Zingari si nasce" e ho pensato a tutti loro...ma anche a tutti noi, che aspiriamo a essere,ma io direi a rimanere zingari nell'animo. A curare l'amore per le cose semplici, a godere della gioia di non possedere nulla, ma di condividere tutto con tutti. Perchè se non c'è possesso non c'è nemmeno la paura di perdere nè carrozzoni, nè imperi. Mi basta la bellezza per vivere, ci basta un raggio di sole, un bagno in una sorgente, lo sguardo di chi ti ama.



Ci vediamo sulla strada amici viaggiatori

PS:Segui la frase...per conoscere un'altra storia...
inventato da: cohibaros alle ore 13:04 | link | commenti (3)
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venerdì, 10 aprile 2009

e se anche conoscessi tutti i misteri. e la scienza

"E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri

e la scienza ,

e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne ,

 ma non avessi la carità , non sono nulla .

E se anche distribuissi tutte le mie sostanze

e dessi il mio corpo per essere bruciato ,

ma non avessi la carità , niente mi giova."







dalla prima lettera ai Corinzi
inventato da: cohibaros alle ore 17:43 | link | commenti
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mercoledì, 11 marzo 2009

Appuntamento alle colonne S.Lorenzo, sotto la statua di Costantino

Il compleanno di un'amica mi porta dritto in libreria. Una libreria non molto frequentata, come tante. Non ero partita con un'idea precisa, mi dissi che qualcosa di interessante lo avrei trovato di sicuro, magari uno dei miei preferiti avrei avuto piacere che lo leggesse proprio lei. Entrai con passo felpato quasi fosse una sorta di luogo di culto, e mi diressi verso gli scaffali poggiando lo sguardo un po' qua e un po' là, attirata dai colori, dai titoli, come fossero opere d'arte. Scaffali storti, verticali, in fila, non troppo puliti, alcuni silenziosi, talaltri chiassosi. Ero quasi tornata al punto di partenza, l'altro settore era per i bambini, giocattoli sonori avevano soppiantato i bei libri di favole di un tempo, quelli di cui amavo farne una scorpacciata quotidianamente, dopo pranzo e dopo cena. Pensavo ne sarei uscita a mani vuote: non volevo fare un acquisto privo di ispirazione. Piuttosto le avrei regalato un sorriso e un abbraccio più lungo del solito. Ma proprio nel momento in cui immaginavo già i miei passi lenti sulla via del ritorno, vengo bloccata da un titolo. (fanculopensiero). Curioso, penso. Mai sentito. Sento dentro di me di essere stata scelta, anzichè di aver scelto. Il libro mi prende, mi rivolta, mi legge, i sottotoli prima, l'autore poi, mi impacchetta, mi porta a casa. Comincia così la storia di un legame mentale. Ricordo un filo di euforia in tutto questo cammino. Non vedevo l'ora che la mia amica lo leggesse, e a quel punto me lo prestasse!

Reazione iniziale: scettica. La mia amica aveva già ricevuto un paio di libri per il compleanno, e probabilmente il mio titolo la incuriosiva, sì, ma non a tal punto da credere che quello fosse un libro "diverso" da tanti altri bei libri. Nonostante tutto, ero contenta di averle fatto quel regalo. Pensavo, con un po' di presunzione, che forse nessun altro meglio di me avrebbe potuto capire i suoi gusti. Bene. Nell'arco di un mese il mio libro era già sulla bocca di tutte le amicizie comuni. Già prestato un paio di volte, spiegazzato, sottolineato. Mah, non sarà mica uno di quei libri che chiamano best seller solo perchè vendono un sacco di copie e poi ne fanno i film mielensi? Ci sarei rimasta un po' male alla scoperta. Io ero convinta che quel libro raccontava una storia alla quale in qualche modo ero legata.

Quando l'ho avuto tra le mani era passato già un altro compleanno. Ed erano passati anche pochi libri, per cause varie. La lettura scorreva veloce..camminavo per le strade di Milano..piazzetta della Madonnina, Naviglio Grande, corso Garibaldi, campo zingari vicino al Cimitero Maggiore, caritas di via Moscova, biblioteca di Piazza Sempione...incontravo gente di tutte le etnie, storie diverse, storie di strada, di sporcizia, di destini, di stagioni. Amicizie nate sulle panchine, litigi per assicurarsi un posto sotto una macchina col radiatore ancora caldo. Scrittori, ambulanti, trans..uniti da un destino comune quello della strada.

Chiuso il libro. E ora? Dov'è Maksim Cristan? L'imprenditore croato, a un appuntamento con un potenziale cliente non ci è mai arrivato. Vive di strada dal 23 giugno del 2001, principalmente a Milano, ma si è anche spostato ed un giorno credo sia passato pure dalla mia città. Poteva sembrare benissimo una storia da romanzo, e invece no. Maksim esiste davvero e quando ho scoperto il suo blog (riesce a connettersi in qualche biblioteca comunale) m'è parso di aver ragione nel credere al legame. Quell'uomo che è entrato nella mia mente attraverso delle pagine stampate qualche anno fa, non è fantasia, ma è come un amico. Che a distanza di tempo, scopro ancora vivo, errante, felice. Sfoglio le date dei post del suo blog: sono intermittenti, ma ricchi di riflessioni sempre nuove.

Il mio amico è stato un uomo fortunato. Quando ho letto un trafiletto di cronaca che riportava la notizia di un barbone bruciato vivo mentre dormiva, indisturbato, su una panchina a Milano, il pensiero è corso a lui. Si, amico mio. Tu sei un uomo fortunato perchè non hai conosciuto la barbarie della strada, ma solo le gioie. Anche dagli zingari. "Ho visto anche degli zingari felici" recita una canzone..e tu, hai ricevuto l'elemosina proprio da loro.

Appuntamento alle colonne di S.Lorenzo, sotto la statua di Costantino. Un giorno.
inventato da: cohibaros alle ore 15:49 | link | commenti (1)
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giovedì, 08 gennaio 2009

il giorno dopo il dì di festa

"le strade son deserte,

deserte e silenziose

un'ultima carrozza scivolando se ne và..."



Terminata la cena, qualche schiamazzo ancora per mettere a letto il piccolo, mi porto fuori al balcone per far volare qualche granello di pane ancora aggrappato alla tovaglia rossa da nove posti. Stasera il freddo non mi vince, provo quasi piacere a sentire i brividi, e scuoto ancora per qualche altra volta la tovaglia per far finta di avere un motivo in più per rimanere lì, a contemplare nel buio freddo della sera quello a cui forse qualche  romantico testardo pensa...il giorno dopo il dì di festa. Le mie pupille provano sollievo non appena si accorgono di non essere più accecate da quelle luci ad intermittenza dei balconi, la luce della luna è meno inquinata, si fà spazio nella mia visuale e si lascia ammirare insieme alle sue sorelle stelle. Tacciono quei botti presuntuosi e anche la strada sembra felicemente a digiuno...come dopo lunghi giorni di pranzi ingordi. Dalle finestre, gli alberi di plastica non fanno più a gara per la decorazione più attraente e costosa, e i cassonetti forse non sopporteranno più tale carico se non fra qualche centinaio di giorni.

Ecco...la sera dopo il dì di festa lo spazzino torna a fare il suo lavoro. Una ad una raccoglie le foglie sparse e infreddolite sull'asfalto. Chissà quali pensieri lo accompagnano...se percorre un pensiero ad ogni mucchietto che raccoglie, o se scarta qualche cruccio ad ogni foglia che spazza via..se i colori, la consistenza, l'umidità di ciascuna lo portano a tempi diversi, a storie lontane, a condizioni vicine.

L'esercizio del silenzio l'ho sempre sentito piacevole. Mi ha anche bloccato per un certo tempo, ma riconosco che in quel tempo sbagliavo qualcosa. Sentire dei vuoti e vedere nell'altro sempre quel vuoto colmato e non riuscirlo mai a riempire...e la ricerca ossessiva di qualcosa che solo dentro di me potevo trovare...

Non bastano i libri a darti la conoscenza. Non bastano i libri per imparare ad esprimersi, per portare fuori di sè la vitalità che custodisci dentro. Quante volte si son spezzate le parole sulla lingua. Quante lacrime per parole pronunciate male, o mai pronunciate, o pronunciate troppo in fretta.



Un Natale diverso? una rivoluzione...come mi hai sussurrato proprio tu.  La rivoluzione che porto dentro..e che giorno per giorno esplode un po', sta nel sentirmi sorella e mamma allo stesso tempo, nella grande prova che la Vita mi ha dato...di potermi riguardare, di sbagliare, e di migliorare.



Penso a tutti voi, ogni giorno qualcuno in più, prima di addormentarmi questa sera.

A chi ha atteso la nascita di un Bambino povero, davanti ad un grande televisore in un ricco salone, solo. A chi l'ha atteso sul capezzale di un letto d'ospedale, circondato dall'amore della famiglia. A chi ha riempito la grotta di carte luccicanti di scarto, perchè non aveva altro spazio. A chi non sa che l'ha atteso perchè lì, sulla sedia a rotelle, pensa di averlo già in grembo.



Vorrei fare gli auguri a tutti voi, ma sarebbe troppo generico, per ognuno di voi ci vorrebbe un augurio speciale e unico. mi prometto di farlo qualche altro giorno dopo il dì di festa.



Gezur Krishlinjden!
inventato da: cohibaros alle ore 00:57 | link | commenti (5)
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domenica, 28 dicembre 2008

vola solo chi osa.



e non si impara. si concepisce, si cresce nel proprio grembo e si partorisce. è sempre dentro di me
inventato da: cohibaros alle ore 18:21 | link | commenti (3)
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mercoledì, 05 novembre 2008

E in Dukagjin, mi persi






Non un giorno è passato in cui non abbia pensato a come raccontare questa storia. Cominciare dal ritorno, dalla partenza, dall'attimo, dall'eterno, dal vuoto, dal colmo, dal frastuono, dalla culla di sospensione sulla quale i miei pensieri per troppo tempo si sono adagiati.

Dopo una settimana dal mio ritorno in Italia, mi sono accorta di non riuscire più a parlare coi miei pensieri. Perlomeno coi miei vecchi pensieri, quelli che ti accompagnano nelle giornate più o meno equilibrate, scandite dai ritmi dei doveri. Ma quali doveri, quali ritmi, quale equilibrio? Di cosa stai parlando?

In Dukajin la giornata comincia e termina quando lo decide il sole e la luna e le stelle insieme. Non c'è contrasto ma tra di loro un tacito accordo. Perfetto. Talvolta il fuoco fà loro compagnia.

Shhh non pensare troppo forte, disturbi il Creato.

In silenzio mi son persa. Tra fango e sterpaglia, escrementi di vacche, sentieri sterrati a qualche non precisata altitudine. Cinque ore di strada per ritrovarsi spogli da eccessi di civiltà. Per imparare a correre incontro a un viso non conosciuto, tendere la mano e pronunciare con orgoglio il proprio nome, nell'attesa impaziente di conoscere il tuo. Per scoprire che il sorriso più bello è di chi non sa cos'è uno spazzolino. Per imparare a camminare a piedi nudi e a emozionarsi vedendo un pallone. Per imparare che a cinque anni sei già adulto e puoi trasportare ferri pesanti al villaggio vicino.

 L'accoglienza in cambio del rispetto. Rispetto dei costumi, del decoro, della cultura. Dove donna fa rima con pudore, e lavoro. Si coniuga bene anche con sacrificio.


 


Che cosa ne è di te? Alcuni pezzi li ritrovi nelle fessure scavate dagli animaletti, nel truciolato di una capanna. Altri nel chiarore di una luna che permette di guardare il volto del vicino nel buio che non conosce elettricità, né lampioni, né semafori, né insegne luminose intermittenti. Immagini che tutte le insegne del mondo si blocchino nell’istante “off”. Riscopri la cultura dell’uomo che vive del cibo procuratosi da sé, che andare a caccia di conigli alle 4 del mattino è pratica quotidiana. Rivedo le distese di pannocchie e le curve, un po’ più sporche, dei contadini albanesi. Qualcuno pensa ad un altro mercato, forse quello della ganja contaminerà, se non l’ha già fatto, l’intero territorio. NO, non permettiamogli di usurpare il nostro terreno, la nostra vita, partecipiamo alla lotta contro il terrore diffuso dalle piccole e velenose mafie.


Non dimenticarti del Canun. Qui vige ancora la legge del taglione, e non pensare che suo fratello sia morto suicida. Preferisco quindi non dipingere una bozza di un quadro bucolico. Graffi e incisioni sono state tracciate su quella tela. Ma sottolineo con pennarello indelebile le firme di quei nomi che hanno fatto delle ingiustizie qui ancora vigenti, la sfida della propria esistenza.


 


Tra le case ci si conosce un po’ tutti. Piccoli e grandi hanno trovato una casa e dei genitori, talvolta anche solo uno. Non manca nulla. La garanzia della riuscita della missione è data dalla loro stessa presenza. Andrea, Simone, Cristina, Ettore quanto è immenso il vostro amore. E penso che non un’influenza o un brutto raffreddore fermeranno mai le vostre giornate..perchè non vi è permesso non dare vita per un solo giorno. Quanta vita.


E basta riavvolgere il nastro per rivederli tutti…Sara, Rio, Lali, Selion, Albert, Genzi, Violza, Marianna…di alcuni la mia memoria ha perso il nome. Ma il loro viso e la loro vita non lasceranno mai il mio cuore.


Mi avete insegnato la vita. Da questo viaggio non si torna più indietro.

inventato da: cohibaros alle ore 13:31 | link | commenti (4)
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