
Non un giorno è passato in cui non abbia pensato a come raccontare questa storia. Cominciare dal ritorno, dalla partenza, dall'attimo, dall'eterno, dal vuoto, dal colmo, dal frastuono, dalla culla di sospensione sulla quale i miei pensieri per troppo tempo si sono adagiati.
Dopo una settimana dal mio ritorno in Italia, mi sono accorta di non riuscire più a parlare coi miei pensieri. Perlomeno coi miei vecchi pensieri, quelli che ti accompagnano nelle giornate più o meno equilibrate, scandite dai ritmi dei doveri. Ma quali doveri, quali ritmi, quale equilibrio? Di cosa stai parlando?
In Dukajin la giornata comincia e termina quando lo decide il sole e la luna e le stelle insieme. Non c'è contrasto ma tra di loro un tacito accordo. Perfetto. Talvolta il fuoco fà loro compagnia.
Shhh non pensare troppo forte, disturbi il Creato.
In silenzio mi son persa. Tra fango e sterpaglia, escrementi di vacche, sentieri sterrati a qualche non precisata altitudine. Cinque ore di strada per ritrovarsi spogli da eccessi di civiltà. Per imparare a correre incontro a un viso non conosciuto, tendere la mano e pronunciare con orgoglio il proprio nome, nell'attesa impaziente di conoscere il tuo. Per scoprire che il sorriso più bello è di chi non sa cos'è uno spazzolino. Per imparare a camminare a piedi nudi e a emozionarsi vedendo un pallone. Per imparare che a cinque anni sei già adulto e puoi trasportare ferri pesanti al villaggio vicino.
L'accoglienza in cambio del rispetto. Rispetto dei costumi, del decoro, della cultura. Dove donna fa rima con pudore, e lavoro. Si coniuga bene anche con sacrificio.
Che cosa ne è di te? Alcuni pezzi li ritrovi nelle fessure scavate dagli animaletti, nel truciolato di una capanna. Altri nel chiarore di una luna che permette di guardare il volto del vicino nel buio che non conosce elettricità, né lampioni, né semafori, né insegne luminose intermittenti. Immagini che tutte le insegne del mondo si blocchino nell’istante “off”. Riscopri la cultura dell’uomo che vive del cibo procuratosi da sé, che andare a caccia di conigli alle 4 del mattino è pratica quotidiana. Rivedo le distese di pannocchie e le curve, un po’ più sporche, dei contadini albanesi. Qualcuno pensa ad un altro mercato, forse quello della ganja contaminerà, se non l’ha già fatto, l’intero territorio. NO, non permettiamogli di usurpare il nostro terreno, la nostra vita, partecipiamo alla lotta contro il terrore diffuso dalle piccole e velenose mafie.
Non dimenticarti del Canun. Qui vige ancora la legge del taglione, e non pensare che suo fratello sia morto suicida. Preferisco quindi non dipingere una bozza di un quadro bucolico. Graffi e incisioni sono state tracciate su quella tela. Ma sottolineo con pennarello indelebile le firme di quei nomi che hanno fatto delle ingiustizie qui ancora vigenti, la sfida della propria esistenza.
Tra le case ci si conosce un po’ tutti. Piccoli e grandi hanno trovato una casa e dei genitori, talvolta anche solo uno. Non manca nulla. La garanzia della riuscita della missione è data dalla loro stessa presenza. Andrea, Simone, Cristina, Ettore quanto è immenso il vostro amore. E penso che non un’influenza o un brutto raffreddore fermeranno mai le vostre giornate..perchè non vi è permesso non dare vita per un solo giorno. Quanta vita.
E basta riavvolgere il nastro per rivederli tutti…Sara, Rio, Lali, Selion, Albert, Genzi, Violza, Marianna…di alcuni la mia memoria ha perso il nome. Ma il loro viso e la loro vita non lasceranno mai il mio cuore.
Mi avete insegnato la vita. Da questo viaggio non si torna più indietro.